CREMERA ETRUSCHI-ROMANI

477 a.C.

La battaglia del Cremera fu combattuta sulle sponde dell'omonimo fiume il 13 febbraio del 477 a.C. Fu piuttosto un agguato teso dai Veienti alle forze romane che stavano saccheggiando il loro territorio.

L’intera GENS dei FABII fu sterminata dagli Etruschi di Veio, loro entrarono nella leggenda, la Roma repubblicana cambiò esercito e sistema di difesa.

L’intera famiglia dei FABII circa 300 persone furono massacrati appena 3 anni dopo la Battaglia delle Termopili .

 il Console Cesone Fabio Volusiano propose di dare una lezione ai vicini laziali Etruschi, Volsci, Equi e Sabini e che per anni combattevano con Roma senza utilizzare le due legioni di Roma ma tutta la Gens Fabia forte di 300 uomini circa il Senato approva e Cesone parte  dalla Porta Carmentale poi chiamata SCELERATA . In prossimità del fiume Cremera ci fu lo scontro e il massacro dei 300 romani , gli Etruschi e gli alleati si impossessarono del Cianicolo e questa fu la minaccia più seria dai tempi di Porsenna ! Questa sconfitta fece capire ai Romani che non ci sarebbe più stato un esercito privato per la difesa dell’ Urbe ma un esercito di professionisti!

I LEGIONARI ROMANI DAL 509 a.C. AL 170 d.C.

 

OPLITA LEGIONARIO

Ordine di Battaglia Classis Prima , 509 a.C.

Elmo (galea)

Schinieri (ocreae)

Corazza (lorica)

Scudo (clipeus) tutti in bronzo

Lancia (asta)

Spada (gladius)

HASTATUS GRAVIS

Ordine di Battaglia, Pidna, 168a.C.

Gli Hastati erano armati con elmo in bronzo con cresta piumata, uno scutum, una corazza (thorax statos) e la micidiale spada a doppio taglio Gladius Hispaniensis !

MULUS MARIANUS

Miles Cornicularius Legio IIII, Ordine di Marcia, 101 a.C.

Il mulo Mariano era un legionario che marciava con tutto l’equipaggiamento : armatura, sarcina (il traino del legionario)  tutto  l’occorrente per fare il campo e viveri per 17 giorni, il tutto con un peso di 35/40 kg.

OPTIO LEGIONIS

LegioVIII AUGUSTA,Nauportus 13 a.C.

L’Optio era un sottufficiale al di sotto del centurione , in foto è armato con gladio “tipo Mainz” e sulla lorica hamis conserta  monta diverse decorazioni militari segno questo di valore in combattimento !

GLADIUS HISPANIENSIS/MAINZ

Il gladio ( in latino: gladius ) era l'arma "d'ordinanza" in dotazione ai legionari dell'esercito romano; si trattava di una piccola spada a doppio taglio con la lama larga e molto appuntita.

Fu usato dal IV sec a.C. fino al III sec d.C.

Poi fu utilizzata la “SPATHA”

Il gladio ha origine dalla spada corta usata dai sanniti e dagli iberici, modificata per l'uso delle legioni. Secondo una leggenda Scipione , durante la campagna in Spagna, dopo aver conquistato Carthago Nova in cambio della salvezza della città chiese ai fabbri della città, famosi in tutta l'Iberia, di costruirgli 100.000 gladii per equipaggiare le sue legioni (noti poi come gladii hispanici).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Peso: 1kg circa

Lunghezza: 75-85 cm

Lama: 60-68 cm

Lama in Acciaio con percentuali di carbonio dritta e massiccia ed affilata su ambo i lati.

Punta triangolare

Manico in legno, osso, avorio

SARCINA

La sarcina per il soldato Romano era tutto il bagaglio personale che si portavano dietro e comprendevano casseruole,borse per il cibo, vasi di terracotta o di metallo, otri per l’acqua, borsa per oggetti personali, vestiti e quando poteva servire nelle lunghe marce, il tutto attaccato alla FURCA (supporto a croce formato da due bastoni.)

PILUM

Il pilum (latino, : pila) era una particolare tipo di lancia utilizzata dai legionari nei combattimenti a breve distanza. Normalmente ognuno dei soldati (pilani) ne portava due, uno leggero ed un secondo più pesante. Fra i commentatori antichi che ne parlano maggiormente vi sono G.Cesare, Vegezio e Plutarco

 

«I Romani, lanciando dall'alto i giavellotti, riuscirono facilmente a rompere la formazione nemica e quando l'ebbero scompigliata si gettarono impetuosamente con le spade in pugno contro i Galli; questi erano molto impacciati nel combattimento, perché molti dei loro scudi erano stati trafitti dal lancio dei giavellotti e, essendosi i ferri piegati, non riuscivano a svellerli, cosicché non potevano combattere agevolmente con la sinistra impedita; molti allora, dopo aver a lungo scosso il braccio, preferivano buttare via lo scudo e combattere a corpo scoperto.»

 

(da De bello Gallico I, 25.  )